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Il sintomo dello smarrimento estetico di un popolo, o addirittura di un’intera società, è manifestato dalla presenza dell’uomo in pigiama.

Il precetto che ci impose di nascondere le nostre pudenda alla vista altrui non può giustificare la scellerata invenzione di un simile indumento. La sua esplicita minaccia al buongusto o all’evoluzione dei costumi è sicuramente maggiore di quella che un tempo, e a modo loro, rappresentarono l’invenzione della minigonna della Quant o la dodecafonia di Schönberg.

Cosicché, oggi un ridicolo figuro in calzamaglia e pantofole si aggira nei riservati e ristretti anditi domestici e nosocomiali con atteggiamento sciatto e un’andatura insicura. Come un molesto questuante egli chiede quello che gli manca, quello di cui è carente. L’uomo in pigiama elemosina coraggio.

Nulla può più chi indossa un pigiama, non vi sono orizzonti o speranze per uomini caduti così in basso. Per loro lo spazio si contrae fino alle asfissianti dimensioni di una camera d’ospedale, di una logora poltrona, di una lercia stanza d’albergo. Il tempo, invece, intorno a essi, con spregiudicata ironia, si dilata smisuratamente assumendo proporzioni infinite e spaventose. Il tempo vuoto, come un maelstorm, li inghiotte.
Indossare il pigiama è da vili, è coprirsi di vergogna. Il pigiama è la divisa dell’arreso, di chi ha smesso di lottare, di chi non si fa più illusioni.

Non c’è Heldenleben, vita da eroe, in cui vi sia traccia di un uomo in pigiama. Cosa ne sarebbe stato dell’eroico Odisseo se Omero lo avesse descritto in pigiama mentre giaceva soddisfatto tra le braccia della maliosa Calipso? Finanche gli esausti personaggi di Beckett rinunciano al pigiama preferendogli cenci o abiti dalle improbabili fogge. Il suo flemmatico Watt, fiaccato dalla stanchezza dorme “[…] sistemandosi sul bordo del marciapiede, con il cappello buttato all’indietro, e le borse accanto a sé, e le braccia sulle ginocchia, e la testa sulle braccia.” (S. Beckett, Watt), e a tutto pensa tranne che a indossare un pigiama.

Non vi è sacralità di paramenti nell’indumento secolare del pigiama né democrazia di trattamento per chi lo indossa. Chi si presenta in pigiama non ha più diritti, vi ha rinunciato nel momento in cui ha deciso di barattare la sua dignità per un po’ d’agio e un briciolo di provvisoria comodità.

Fino a tutto il ‘900, prima del pigiama c’era la cosiddetta camicia da notte. Persino i regnanti e gli alti ranghi di un impero l’indossavano. A letto e con il conforto dell’oscurità, un’unica tenuta da riposo accomunava i due sessi, i servi e i padroni. Per qualche secolo, insomma, vi fu una democrazia da alcova che durava almeno il tempo del riposo notturno. Ma poi, con la luce del giorno, come nelle migliori favole, tutto spariva. Il camicione, uguale per l’uomo e per la donna, simile a una tunica, copriva i corpi di entrambi consentendo senza troppe difficoltà di soddisfare la fregola sessuale tra moglie e marito. Ma presto, stanco di assomigliare a una donna, l’uomo cominciò a indossare i pantaloni anche a letto. Il pigiama, come un acido rigurgito di virilità, nacque dunque da questo senso di presuntuosa rivalsa maschile, e fu l’inizio della decadenza.

Che il pigiama sia fuori da ogni analisi sociologica e teoria erotica è dimostrato dalla sua lontananza e quasi totale assenza dal fenomeno pubblicitario. Il desiderio sessuale e di possesso indotto dalla réclame si fa beffe di questo famigerato indumento da recluso semplicemente ignorandolo.
Persino calze, reggiseni, mutande e cravatte tengono alto il loro onore di merce sul mercato rispetto al miserabile e ripugnante indumento costituito dal pigiama.

L’erotismo è respinto, assopito, allontanato dall’uso sconsiderato di questo infame indumento che fa del corpo soltanto la larvata idea di quello che esso un tempo fu. Per quanto pregiato sia il suo tessuto, sotto il pigiama l’erotismo è addomesticato e infine sconfitto. Donne inquiete, sensuali e infelici come Manon Lescaut, Emma Bovary o Connie Chatterley rifuggirono il pigiama e qualsiasi altro indumento da letto con la stessa audacia con cui diedero sfogo alle loro ripetute avventure galanti.

Non si facciano troppe illusioni i giovani amanti, per funzionare, l’erotismo pretende un considerevole allenamento d’immaginazione, oltre il quale – oltre questo specchietto per le allodole, intendo – quasi sempre vi è il nulla. E il pigiama, dopotutto, non aiuta.

Questo buffo costume da circo rimanda soltanto a una consumata e domestica rappresentazione di un erotismo da quattro soldi in cui tutto è clownesco, ridicolo e finto come finte sono le tasche cucite sulle sue giacche senza sagoma e senza forma.

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Persone in questa conversazione

  • Ospite - Livia

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    Ci sono sicuramente occasioni in cui non si può fare a meno di omologarsi in una dimensione dove il pigiama non docet.
    È in tal caso l'umiliazione dell'essere inerme è grande.
    Altre situazioni hanno visto il pigiama come uniforme di prigionia fisica o psicologica... l'importante è che sia un momento. Poi... nudo dove la nudità del corpo è sovrastata dalla nudità dello spirito.
    E magari...5 gocce di Chanel.

  • Mi piacerebbe risponderti "là dove c'è corpo, lo spirito è superfluo". Ma prima dovrei sapere cos'è lo spirito.
    Marilyn, sapeva bene dove e quando mettere il suo Chanel n°5 perché aveva una chiara idea di cos'è un corpo.
    Ma poi, credo che cominciò a rovinarsi quando oltre quel corpo anche lei, come te, si mise a cercare uno spirito.

    Un saluto,
    Vincenzo LIGUORI

  • Ospite - Madda

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    Dopo aver letto il tuo pezzo, che mi è piaciuto per l'analisi estetico-psico-sociologica iniziale, meno invece per il finale in cui, a mio modesto parere, ti perdi troppo nell'aspetto erotico perdendo quasi di vista la partenza.
    Vista la tua giusta riflessione, e analisi, ti consiglio di non indossarlo più quel "pigiama" per aggirarti nei nosocomi. Non sei un "vile", non hai bisogno di "elemosinare coraggio". Pertanto smettila di fare il malato immaginario. Non "coprirti di vergogna". Hai ancora "orizzonti e speranze" dinanzi a te.
    Miettet o' cazon e non ci sfotter cchiu!!!

  • Cercherò di seguire i tuoi saggi consigli.
    Ma non garantisco sul risultato.

    Un saluto,
    Vincenzo LIGUORI

  • Molto bello, ho sempre odiato l'indumento. Tu mi hai dispiegato la rosa dei perché.

  • Max, grazie mille per aver dedicato i tuoi "tempi d'artista" alla lettura delle mie piccole "cattiverie".

    Un saluto,
    Vincenzo LIGUORI

  • Ospite - Claudia

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    Trovo veramente incredibile che tu sia riuscito anche nell'occasione a noi nota, a far prevalere il tuo spirito letterario-filosofico osservando e analizzando qlcs a cui pochi avrebbero dato importanza "il pigiama"! In ogni caso trovo anche incredibile che il pigiama abbia fatto riflettere così tanto te!
    Dunque mi chiedo suscita più riflessioni il pigiama che chi lo indossa? O si riflette sul pigiama per non fermarsi, leggersi dentro e chiedersi quanto influisca questo indumento nel far sentire un uomo privo di speranze e di orizzonti e quanto invece il modo di porsi di fronte ai periodi più difficili ai quali si è sottoposti?
    In ogni caso mi piace quanto scritto! Sei forte!

  • Innanzitutto non ci sono momenti particolari per pensare o per riflettere. Talvolta, come diceva qualcuno, si fa filosofia per necessità.
    Avrei potuto riflettere (e scrivere) del pigiama stando serenamente in vacanza oppure pigramente seduto al mio tavolo da lavoro. Invece, come in questa occasione, è accaduto mentre mi trattenevano in ospedale per capire cosa stava succedendo nella mia testa e perché.

    Tu chiedi:

    [...] suscita più riflessioni il pigiama che chi lo indossa? O si riflette sul pigiama per non fermarsi, leggersi dentro e chiedersi quanto influisca questo indumento nel far sentire un uomo privo di speranze e di orizzonti e quanto invece il modo di porsi di fronte ai periodi più difficili ai quali si è sottoposti?

    Ebbene, sì. Chi indossa il pigiama suscita in me davvero poche considerazioni o, se in questo caso è accaduto che le suscitasse, lo ha fatto proprio perché, come anche tu hai intuito, indossava l'orribile indumento.

    Un saluto,
    Vincenzo LIGUORI

  • Ospite - Enzo

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    Mi trovo perfettamente d'accordo su tutto quanto hai detto. A me, indossare questo"buffo costume da circo", peggio ancora se corredato da tradizionali pantofole, porta addirittura ansia, e non sto scherzando. Cerco di evitare tale tortura sostituendolo con pantaloncini da spiaggia, T-Shrt bianche o meglio se colorate, felpe.............. e ti devo ringraziare perchè pensavo che "IL Pigiama" era un mio problema ma, a quanto pare, è argomento di studio.
    A presto Enzo

  • Indossando T-shirt, felpe e magliette stai soltanto aggirando il "problema".
    Il fatto, secondo me, è che escludiamo, senza ripensamenti, ogni possibilità di essere nudi. Almeno a letto. Almeno da soli.

    Un saluto,
    Vincenzo LIGUORI