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Una volontaria e colpevole trascuratezza ha da sempre relegato l'ombrellone da spiaggia tra le cose vana et futilia. Cosicché, nell'immaginario, esso deve produrre ombra, servire da attaccapanni, al massimo proteggere dalla canicola estiva con una tenue e modesta frescura.

Tuttavia quello che ancora sfugge all'osservazione dei più distratti, è che nella meticolosa toponomastica dello stabilimento balneare, l'ombrellone è, per così dire, il crocevia, la pietra miliare sul ciglio della strada che ci consente d'orientarci e di sapere a che distanza è la nostra magione.

Esso è il possesso, seppur provvisorio, di quella minuscola porzione di spiaggia su cui cade la sua ombra, è territorialità, la precisa appartenenza geografica che siamo pronti a proteggere e rivendicare con fierezza.

Come residenti e cittadini di un altro Stato sono dunque i cosiddetti vicini d'ombrellone. Altri costumi, altre lingue, altre abitudini hanno questi per noi. E con lo stesso sguardo riluttante con cui guardiamo lo straniero, posiamo gli occhi su quelle strane e goffe creature.

L'àmbito circoscritto dal cerchio di tela teso sopra le nostre teste, è la sovranità nazionale che intendiamo difendere con il coltello tra i denti o la mano sull'elsa della spada. Nessuno può bellamente varcare questo perimetro senza che il suo avanzare non sia inteso come un'invasione da respingere. Allo stesso modo, uscire allo scoperto in cerca del sole che abbronzi la nostra pelle candida, equivale a esporsi, vulnerabili, all'attacco del nemico. Perciò finanche quelle che tra confinanti possono sembrare innocenti avancées, delicate cortesie, dopotutto non sono che un tacito patto di non belligeranza.

Andare in spiaggia, insomma, è imparare l'arte della guerra. Piantare l'ombrellone nella sabbia rovente equivale a installare un accampamento militare. Da lì si progettano strategie di attacco e di difesa; da lì, castra stativa, comincia la paziente raccolta dei dati riguardanti il nemico.

Ma torniamo al punto di partenza. L'ombrellone, dicevamo, sancisce un diritto di cittadinanza cui nessuno intende rinunciare. I suoi sgargianti colori sono quelli del vessillo nazionale; il bastone che lo sorregge, l'asta sulla quale è issata la bandiera del proprio Paese. Chi rinuncia a questa appartenenza andando in spiaggia senza ombrellone, decide per l'ostracismo, per l'esilio volontario. In più, egli accetta i rischi dell'apolidia o di colui che è senza fissa dimora.

Ma come l'effimero mondo di sabbia che il bambino costruisce sulla battigia, egli sarà il primo a soccombere, risucchiato dal mare e ingoiato dalle onde.

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