Giovanni Fattori - Acquaiole livornesi, 1865 (part.).jpg

Le brune cosce levigate della donna che al riparo dal sole estivo accoglie la sapienza tersicorea del giovane maestro di ballo, contraddicono la rigida legnosità dei suoi passi inesperti.

Incurante dell'afa che ottunde la ragione e mortifica i sensi, la bella allieva segna la pista con i cerchi imperfetti dei suoi graziosi piedi. Il maestro la blocca, corregge i suoi movimenti, perfeziona la presa, poi paziente ricomincia a fluttuare con lei nel vortice sensuale della danza.

Senza opporre resistenza, la bionda Tersicore si lascia guidare abbandonandosi completamente agli abbracci voluttuosi di chi la domina, ma come un'amante gelosa segretamente spia i passi del suo uomo. Pantografi sono le loro gambe che s'intrecciano al ritmo ruffiano di una musica che fa quello che deve fare.

Io li osservo senza invidia poiché dagli anni e dalla mia goffaggine ho appreso che la danza non m'è favorevole. Già altre muse mi fecero credito delle loro grazie. E oggi che con insistenza mi chiedono di regolare i conti e pagare i debiti, io accampo scuse e oppongo una salute cagionevole.

La musica finisce, i due mollano la stretta, asciugano il sudore e si sorridono soddisfatti. Anche il caldo adesso concede una tregua. Dietro nembi neri come l'asfalto, il sole vigliaccamente si è nascosto. I bagnanti raccolgono le loro inezie, le mamme urlano il ritorno ai propri figli, la spiaggia in un attimo si svuota. I due ballerini si salutano generosamente dandosi appuntamento alla lezione di domani.

Io resto ancora qui a immaginare il loro vibrante amplesso mentre in cielo, finalmente, è pronta una tempesta che nessuno sembra scongiurare.

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