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D’estate gli stabilimenti balneari sono frequentati da una possente maggioranza di giovani donne che mangiano insalata. Mangiare insalata è triste e ben si addice alle giovani donne tristi che d’estate frequentano gli stabilimenti balneari.

Anche un’altra categoria di donna frequenta d’estate gli stabilimenti balneari, è quella che mangia soltanto frutta fresca. Mangiare frutta fresca è di certo più rassicurante che mangiare enormi piatti d’insalata, ma alla lunga anche questa pratica alimentare deprime e crea dipendenza. 

 

Le due precedenti categorie sono entrambe raggruppate in un’altra macro-categoria, quella delle donne sole. Anzi, proprio l’appartenenza a questa macro-categoria fa di queste donne delle voraci e assidue consumatrici di insalate e frutta fresca. Cosicché le loro abitudini alimentari sembrano dipendere quasi esclusivamente dalla loro estiva condizione di esseri ridotti alla solitudine e all’abbandono.

 

Di questa significativa categoria, dunque, fanno parte tutte quelle donne – giovani e meno giovani - che d’estate vengono abbandonate dai loro rispettivi mariti in uno stabilimento balneare, perché essi possano tranquillamente continuare a svolgere, in città, la loro missione professionale.


Rispetto a quello dei cani nelle aree di sosta autostradali, del diffusissimo fenomeno dell’abbandono estivo di donne negli stabilimenti balneari, poco si parla. E sarebbe ora che qualcuno se ne occupasse per evitare che in futuro il problema assuma dimensioni considerevoli.

 

Tuttavia rimane ancora irrisolto il mistero di come tali uomini, che nei precedenti dieci mesi dell'anno non hanno potuto fare a meno delle cure e dell’assistenza delle loro mogli, improvvisamente, d’estate, riescano a sopravvivere senza di loro, da soli, in città deserte. Per i motivi sopra esposti, riesce difficile d’estate vedere e riconoscere uomini soli negli stabilimenti balneari. Se ci sono, non si notano e se si notano, non mangiano certo insalata o frutta fresca. Ma questo poco ci riguarda e ci allontana dal fenomeno che il presente rapporto si propone di analizzare.

 

Alla macro-categoria delle donne sole poc’anzi descritta, deve essere aggiunta, in qualità di sub-categoria, quella delle nonne, dette anche vecchie mamme da guardia e da riporto.

 

Difficile è calcolare l’incidenza numerica e percentuale della sub-categoria delle nonne sulle due principali dalle quali dipende, perché trattasi di un esercito che ha proporzioni spesso variabili rispetto al numero quasi costante delle giovani donne sole.
Infatti, il loro numero è strettamente legato a diversi fattori quali l’età nonché la resistenza e la costanza che dimostrano di avere nell’espletamento della mansione che viene loro affidata dalle giovani donne sole, senza ricevere da queste né salario né contributi previdenziali.

 

Le vecchie donne sole da guardia e da riporto – che, è bene sapere, una volta furono anch’esse giovani donne sole – accompagnano fedelmente le loro figlie, ossia le giovani  donne abbandonate d’estate in uno stabilimento balneare. Esse svolgono quel fondamentale compito che consiste nel vigilare sull’incolumità del giovane nipote e prevenire il suo allontanamento dalla giovane donna sola abbandonata d’estate nello stabilimento balneare.

 

Cosicché, d’estate, le spiagge degli stabilimenti balneari sono percorse in lungo e largo dalle sudate e ansimanti figure delle vecchie mamme da guardia e da riporto che rincorrono nipoti insolenti e fuggitivi, mentre le loro figlie, le giovani donne sole, sono immerse in un’impegnativa e fondamentale serie di attività estive consistente nel rendersi la pelle bruna a colpi di lunghissime esposizioni al sole e abbondanti libagioni epidermiche di crema solare; nel parlare di qualsiasi inanità con la giovane donna sola che ha l’ombrellone accanto al suo; nel confrontare il suo costume da bagno con quello della diva o della modella apparsa sulla copertina del rotocalco scandalistico; nell’annodarsi intorno ai fianchi il pareo che aveva appena slegato; e nell’accendere l’ennesima sigaretta non prima di aver messo in bocca una mentina o una pralina di liquirizia.

 

A parte questo, negli stabilimenti balneari d’estate, le giornate delle giovani donne sole trascorrono nel totale abbandono all’ignavia, all’ozio e a un marcato senso di indolenza misurato con il metro della ciancia, della diceria e del pettegolezzo. 

 

Chi scrive, che è stato soltanto discreto spettatore e ha cercato di condurre l’osservazione del fenomeno con imparzialità e metodo, è stato accolto con benevolenza dalla comunità delle donne sole che d’estate frequentano gli stabilimenti balneari. E anche se qualche volta alcuni atteggiamenti di elementi del gruppo avrebbero fatto pensare al tentativo di un approccio galante verso di lui, mai l’azione ha avuto seguito o è andata oltre il limite della decenza e del decoro.

 

La donna sola che d’estate frequenta gli stabilimenti balneari, ha un’idea di uomo molto diversa e distante da quella che l’autore di questo rapporto incarna. Chi si dedica alla scrittura, all’osservazione, all’analisi dei fenomeni, è da sempre fuori dall’interesse della donna sola che d’estate è abbandonata in uno stabilimento balneare in compagnia soltanto della vecchia mamma da guardia e da riporto (e, probabilmente, anche fuori dall’interesse di tutte le altre donne). 

 

Pertanto, oltre ciò, l'unica consolazione dell'autore di questo articolo è stata quella di poter constatare che i grandi stabilimenti balneari, quelli più attrezzati e selezionati, sono dotati di una gran quantità di bagni pubblici funzionanti.
In ragione della sua età, egli li ha usati con frequenza e con pacifica meraviglia ha potuto constatare che per questi luoghi ameni dove libero è lo spirito dell'uomo, non c’è stato nemmeno bisogno di una distinzione in categorie. La puzza che li accomuna è uguale per tutti. Tanto all’inizio, quanto alla fine dell’estate.

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