Ulisse Aldrovandi - Monstrorum historia (dalla), 1642 (part.).jpg

Alla generosa risacca s’abbandona la solitaria ninfa. Come animale confuso e spiaggiato dalle correnti è il suo corpo nudo.

Un seno da bambina segue il ritmo sereno del suo costato sotto la sferza violenta di un indomito Febo. E allora irrora il corpo con provvidenziali unguenti, un tempo cari anche alle arcigne divinità.

Un trionfo di cosmetica è adesso la sua pelle d’ebano. Come indegno apostolo le sto quasi dinanzi mentre modello i miei pensieri alle volute dei suoi fianchi.

Questi fiori di una prosa acerba sono per lei, signora, le lascio intendere. Ma il suo sguardo s’inabissa insieme al sasso che svogliata ha lanciato contro la schiuma delle onde. E a me non resta che seppellire il mio bouquet di parole e ritornare all’amenità di vacue riflessioni.

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