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Chi s’attarda nella conta degli anni rende onore al passato e trascura l’avvenire. La catalogazione dei miserabili resti è lavoro d’archivio, amica mia.

Spolverate dai capelli la cenere della canizie, ritoccate il carminio delle labbra e stendete il corvino grasso ai rotondi lembi dei vostri occhi. Gli anni scivolano sulla cosmetica come la pioggia su ombrelli aperti.

L’oscuro Eraclito era solito sentenziare: «Un giorno è uguale ad ogni altro», ma Eraclito amava la stravaganza e oggi anche il vostro cane lo smentirebbe.

Lo so, altra cosa è la verità di Kafka. Egli aveva un così tale orrore della brevità della vita da sconsigliarci di sprecarla cavalcando fino al paese più vicino. Ma a noi, per fortuna, non occorrono più cavalli per attraversare sentieri e guadi o per contare in anni un tempo che non si lascia misurare.

È proprio così, amica mia, disprezzate il tempo, non curatevene, opponetegli la vostra audace indifferenza. Il tempo è solo il cruccio della fisica o il trastullo dei filosofi. Il tempo non ci riguarda. A noi è dato soltanto esistere e durare.

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