L'inverecondo gesto che la prostituta mi lancia dal bordo della strada, è il segno inequivocabile di un invito che la collega alle sue spalle, ritratta in un cartellone pubblicitario, amplifica vertiginosamente.
La nudità dei loro corpi, come merce esposta al desiderio del passante, si duplica e rimbalza sui parabrezza delle auto che incrociano la mia.
Le vetuste categorie del Bello, qui, sono fuori luogo. Se ormai persino l'arte vi rinuncia, le leggi del mercato, cui le due donnine sono sottoposte, non sa che farsene. Esse sono moneta vivente di voluttà e nessuna delle due vale meno dell'altra. Entrambe dichiarano un prezzo e pretendono che lo si paghi.
La rinuncia al lavoro salariato le emancipa dalla schiavitù industriale di ore passate in chiassose quanto inutili occupazioni. La produzione emozionale si sostituisce perciò a quella utensilare proteggendo la mercanzia dei loro corpi tenaci da improvvise o proditorie svalutazioni.
Il godimento cui i loro lubrichi ammiccamenti alludono, è la finale promessa di piacere che il denaro contante, scivolato da una mano all'altra, sancisce come la firma su un contratto.
Tuttavia un lieve scarto concettuale tra le due signore, mi colpisce come un'evidenza.
Ciò che la prima promette hic et nunc, quello dell'altra in effige, per effetto delle leggi della pubblicità, come un fantasma o un'irrangiungibile meta, costantemente allontana e disperde. L'assenza giustifica il suo prezzo.
Intanto un altro corpo appare repentino nel vuoto ameno del mio parabrezza, ma ho il tempo di schivarlo e di continuare la mia corsa distratta.

Aggiungi commento
  • Nessun commento trovato